Per tutti quelli che, fermandosi a contemplare il tramonto per quei cinque minuti da quando il sole inizia a toccare l'acqua a quando scompare completamente, sono riusciti, anche solo che per un attimo, a sentire il ribollire del mare all'orizzonte.
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sabato 7 luglio 2012

El Camino de Santiago Parte Seconda


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El Camino de Santiago Parte Seconda

Primo giorno di viaggio
Saint Jean Pied de Port - Cirauqui


L’indomani, il 13/06/2010. Sveglia poco dopo le 6, ma parto quasi alle 7.

Non faccio colazione pensando di farla in qualche bar in Spagna, che dista pochi km e potrei risparmiare qualcosa. Ma nella strada che porta all’Alto del Ibañeta, per 25 km è tutto chiuso, essendo anche domenica. Devo aspettare di arrivare a Roncisvalle per mangiare un paio di dolcetti e bere un po’ di latte e caffè. Nel frattempo bevo molta acqua e faccio scorpacciate di zucchero... 2 bustine.
Frontiera
Il passaggio della frontiera è alquanto bislacco. Infatti non entro in Spagna ma nel Regno di Navarra. L’orgoglio navarro sembra maggiore di quello nazionale Spagnolo ed i cartelli di frontiera mi danno solo l’indicazione regionale.
Pedalo in salita, senza sbattermi troppo, non vado né veloce, né lento. Faccio la carretera ed attorno ai tre quarti del percorso devio per un sentiero alternativo indicato con le frecce gialle del Camino de Santiago. In poco tempo sono in cima al passo. Non piove, anche se viene qualche goccia ogni tanto, ma in cima c’è abbastanza freddo e molta nebbia, siamo quasi a 1100 mt slm. Qui trovo una cappelletta montana con tetto spioventissimo e, a lato, un monticello pieno di croci che dà l’idea di un cimitero protestante in miniatura. Da qui inizia una lunghissima discesa che mi porterà fino a Pamplona.
Roncisvalle
Roncisvalle, un paio di km dopo il Puerto de Ibañeta, è un paese che non esiste, malgrado la ricca mitologia rolandesca. C’è solo il monastero, la Casa del Pellegrino ed un bar. Faccio qualche discorso con un gruppetto di spagnoli che si lamentano per l’acqua che hanno preso. Poco prima, nel bar, gli stessi avevano pagato un conto di più di 200 euro. Chissà poi per cosa?! Erano in 4 o forse 6, ma è un po’ inesplicabile dati i prezzi dei pernottamenti e delle colazioni lungo il Cammino. Saranno rimasti più giorni per la pioggia. Comunque poco importa, vado verso l' ufficio informazioni del pellegrino, poco prima chiedo l’ora a due monache, arrivo dalla porta, ma aprono alle 10; dovrei aspettare 20 minuti, ma mi servono solo un paio di conchiglie... Le prenderò più in là.
Scendendo, il tempo migliora ed il cammino si rivela fin dall’inizio piuttosto simpatico, passa per prati, boschetti e pascoli, spesso chiusi da cancelli di legno, da aprire e chiudersi dietro una volta passati per non far scappare le bestie. A volte te li ritrovi davanti a tradimento e si devono fare un po’ di peripezie per non finirci dentro.
Scendo dall’alto del Erro, dopo esserci salito per un sentierello pietroso e -come dicevo prima- mi si squarcia il copertone della ruota dietro, ma il bell’ambiente formato da posti incantevoli ed, in questo tratto, da molti pellegrini fiduciosi, non mi fanno innervosire più di tanto. Prima ho dimenticato di dire che sulla piazzola dell’alto dell’Erro mi è apparso Gesù, sotto le sembianze di un attempato ciclista che in un primo momento parlava al cellulare, una volta lasciate le microonde tecnologiche e ripresi i panni del messia mi ha detto che era meglio  scendere per la “carretera”, perché in quel tratto il Camino è piuttosto brutto, non gli ho dato ascolto e, poco prima di Zubiri, una pietra appuntita mi si conficca nella ruota! Vedendo il copertone ho pensato il peggio ma l'atmosfera del viaggio, come dicevo prima, non mi faceva preoccupare più di tanto. I pellegrini a piedi che avevo sorpassato poco prima stavano, pian piano, ri-sorpassandomi tutti. Una donna sui 40 anni in bicicletta si ferma per vedere se ho bisogno di aiuto... “direi di no, ma grazie!” Riparo tutto alla meglio e parto, la ruota pare reggere.
Bene... Devo lavarmi i denti ed andare a dormire; finirò il resoconto in seguito (h 21,40)

Come dicevo 2 giorni fa (oggi è il 16/06/10 e sono le 9 di sera) dopo Gesù ho continuato per il camino tagliando copertoni e vedendo qualche paesetto. Mi fermo a Larrasoaña e smonto di nuovo la ruota della bici al lato del bel ponte d'accesso al paese. Taglio un pezzetto della cinghia di tela che tiene lo zaino legato al portapacchi e lo metto tra camera d'aria e copertone per non farla uscire dallo squarcio. Funziona e mi permette di proseguire piuttosto tranquillo. Mi fermo anche nel paese. Entro in chiesa, dove c'è messa. Esco e faccio qualche foto attorno. C'è qualche autoctono nella piazza e una bambina di 4 o 5 anni sembra guardarmi con ammirazione (chissà cosa può pensare un bambino di quell'età vedendosi tutti i giorni frotte di personaggi di tutto il mondo, che passano per il suo paese con zaini conchiglie e Bordones...?).
Quindici km prima di Pamplona ho preferito prendere la carretera per non abusare della solidità dei miei rammendi sul copertone. A Pamplona avrei sperato di ripararla ma in quanto Domenica, non se ne fa nulla, in compenso riesco a visitare abbastanza bene la città. Bella, devo dire che quello che avevo sentito dire su di lei è abbastanza fedele (cioè l’essere una delle città più “vivibili” d’Europa... poi non so se chi ci vive viva bene, ma l’impressione è che sia una tranquilla e funzionale cittadina). In periferia, arrivando, ho cercato per un po' il Decathlon locale, ma di domenica lì sono chiusi anche loro. Più avanti, chiedendo indicazioni per raggiungere il centro, un vecchietto ha pensato che fossi catalano: “tienes la manera de hablar de ellos”, mi ha detto.
Pamplona
Arrivo dritto a la Plaza de Toros e mi introduco in città per un viale che, dopo aver girato sulla destra, mi conduce fino a la Plaza del Castillo, col suo cafè Iruña, il bar preferito da Emingway. Vago un po’ per i vicoli, arrivo alla Cattedrale che è in ristrutturazione e compro un po’ di cibo in un negozio cinese, ma compro prodotti spagnoli, jamon serrano Navidul, formaggio, pane e l’internazionale CocaCola. Il lauto pasto l’ho consumato nella Plaza del Castillo (dove avevo lasciato la bici) in una panchina, dopo essermi incrociato con un gruppo di pseudo barboncelli della “tribù del perro” che chiedevano spiccioli.
Il tempo è un po’ incerto e fresco, ma tutto sommato piacevole. In seguito prendo la bici, stipo nel portapacchi lo zaino avvolto in borse di plastica e giro ancora un po’ per la città. Calle Mayor, chiesa di S. Lorenzo, la zona dell’encierro e la porta di Francia. Poi inizio a seguire le frecce gialle, passo accanto alle fortificazioni della Ciudadela ed attorno alle 17 esco dalla città, quasi dalla parte opposta rispetto alla porta. La periferia è molto bella da quella parte, ci sono molti parchi e l’uscita dalla città mi catapulta in una natura molto piacevole, con dolci e verdi collinette, tappezzate di campi di orzo e grano (riconoscibili in quest’epoca per il colore paglierino del grano e verde dell’orzo).
Alto del Perdon
Da qui  proseguo verso l’ignoto, non essendoci assolutamente paesi, case o strade all’orizzonte. Solo, in lontananza, le enormi pale eoliche dell’alto del Perdon, verso le quali mi porta il vecchio e ventoso Camino de Santiago de Compostela.
Arrivato in cima trovo le sagome del monumento ai pellegrini, un paio di uomini che maneggiano un aliante radiocomandato ed un tipo che dorme in macchina (in cima il cammino si incrocia con una stradella di campagna). L’atmosfera in cui pedalo, sia salendo che scendendo, è molto intima e solitaria. Incontro una pellegrina a piedi salendo ed una scendendo, o forse un paio. Il sole ha deciso di spuntare con un po’ più di consistenza e l’aria si intiepidisce un po’.
Passo per Obanos, mi fermo giusto il tempo per fare qualche foto alla cattedrale e all'arco. Riparto ed arrivo a Puente de la Reina in pochi minuti. Entro nella cattedrale con la Croce Lignea, passo davanti alla chiesa di Santiago, dove pare esserci una festa divertente, ma chiedo agli autoctoni il perché di cotal giubileo e mi dicono che è un funerale. Arrivo al ponte faccio un po’ di foto e torno alla chiesa di Santiago, dove pare essere finita la festa. All’interno  c’è una statua del santo in questione e gente che prega. Rivado verso il ponte e mi ributto nel cammino, per poi giungere, finalmente, dopo varie peripezie, a Cirauqui (che nell’antica lingua della zona vuol dire “nido di vipere”), dove dormirò in un hostal nella piazza della chiesa ancora per 10€, il doppio di quello che pagherò in seguito, ma è un bel posto.
In camera ho un paio di crucche che sembrano contente di vedere un giovincello di 37 anni nella loro camera, un 50enne un po’ grassoccio e la sua presunta moglie... e direi nessun altro. Letti a castello, io in basso e sopra nessuno. Faccio doccia, lavo e stendo un paio di cose, mangio gli avanzi del pranzo e mi butto a dormire, ma non dormo moltissimo,  il 50enne russa come un trogolo intasato e ho caldo.


Puente de la Reina

(Segue nei prossimi giorni)

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