Per tutti quelli che, fermandosi a contemplare il tramonto per quei cinque minuti da quando il sole inizia a toccare l'acqua a quando scompare completamente, sono riusciti, anche solo che per un attimo, a sentire il ribollire del mare all'orizzonte.
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domenica 15 luglio 2012

El Camino de Santiago Parte Quarta


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El Camino de Santiago Parte Quarta

  Terzo giorno di viaggio
Santo Domingo de la Calzada - Albergue de San Bol



Giorno 15 giugno 2010

Mi sveglio, finisco l’ultimo pacchetto di batido e mangio la mela.
Confine tra Rioja e Castilla y Leon
Parto e piove come tutto, ma vado imperterrito verso la meta. Sagome di pellegrini in umido sfilano silenziose lungo il cammino in mezzo alle case di Santo Domingo. Non incrocio nessuno in bicicletta, anche se nell’ostello dove ho dormito c’era qualche bici nello scantinato dove ho lasciato la mia. Penso che mi prenderò davvero tanta acqua, la bicicletta non perdona!
Poco prima di Redecilla del Camino lascio la Rioja per la Castilla y Leon. Entrando in paese mi fermo all’ufficio informazioni del pellegrino, timbro la credenziale e prendo la mappa della regione. Il pantano nel sentiero peggiora sempre più.
Mi fermo in un baretto a Espinoza del Camino per bere qualcosa ed andare al bagno. Ivi incontro un cagliaritano che cerca di interagire con me parlando spagnolo, mi dice: “mucho fango, mucho fango!” io rispondo che sono italiano anche io e che, sì, il fango è molto. Dice che non si vuol sporcare troppo e passerà per la strada asfaltata, ma lui è a piedi. Tutto sommato mi convince e passo anche io per la carretera.
Attraverso i monti dell’Oca per una strada piuttosto trafficata, ma grande e dotata di corsia d’emergenza di generose dimensioni. Pedalo sotto una pioggia battente che dava la sensazione di schiacciarti per terra ed un freddo porco addosso, soprattutto in discesa. Salendo incontro un vecchiardo di non so dove con bici a rimorchio, faccio quattro chiacchiere con lui ma non parla molto bene l'inglese, tantomeno lo spagnolo o l'italiano. Così lo lascio indietro nella pioggia e con l'idea di essere stato sorpassato in malo-modo da uno sconosciuto. Questo sarà il pensiero che mi girerà nella testa per un po'.
A metà della salita sorpasso 2 donne che avevo già incontrato in precedenza e che, come prima spingevano la bici, anche se nei due casi la salita non era poi così dura. Arrivo al punto più alto del valico, il Puerto de la Pedraja, a 1130 metri slm, ed inizio a scendere nel freddo più completo. Per riscaldarmi un po' pedalo con rapporti corti e mi muovo molto, canto anche. In fondo, ad una 20na di  km di distanza da Burgos, cerco disperatamente un luogo caldo e asciutto dove mangiare e scaldarmi, ma prendo il bivio per S. Juan de Ortega e nel primo paesetto che incontro non c’è nulla. Ibernato e col pensiero di ammalarmi e di non poter continuare il cammino mi viene l'idea di suonare a qualche campanello. Però poi desisto e con dispiacere lascio anche perdere l'idea di andare dal simpatico Sepolcro del Santo (Juan de Ortega), torno indietro e continuo verso Burgos. (Comunque ho una certa fortuna nella decisione: non so se nel pomeriggio o l'indomani leggo in un giornale che nel giorno di cui sto parlando, il 15, si è inondato il sepolcro di San Juan de Ortega: sarei andato per nulla o, peggio, per venire travolto dall'alluvione).
Burgos - Plaza Mayor
Trovo un baretto al lato sinistro della strada. L’interno puzza in modo schifoso di sigaro e di giocatori di carte (!). Mi faccio fare un latte-e-caffè ed un panino. Vado in bagno ed al ritorno mi aspettano circa 60 cm di pane con 60 cm di jamon serrano ed altrettanti di formaggio. Malgrado l’ambiente schifosetto, che irrora anche la mia colazione di malodore, me lo mangio tutto e con gusto. Finito, ritorno al bagno per asciugarmi un po’ meglio. Esco e piove molto meno.
Mentre prendo la bicicletta mi passa davanti il vecchietto col rimorchio. Mi accodo a lui fino a Burgos e simpaticamente, entrando in città, mi accorgo che i rumori che sentivo già da un po’ dalla ruota dietro erano causati dalla rottura del perno centrale della ruota. (Ah, piccolo inciso, ieri, il 14, mi sembra attorno a Navarrete, mi si è di nuovo bucata la ruota dietro).
La Cattedrale di Burgos
Ritornando alla III rottura di balle... Entro a Burgos speranzoso, ma i negozi aprono alle 16,30/17, così aspetto girando la città. Anche gli uffici turistici fanno la siesta ma in quello della piazza della cattedrale riesco a pinzare l’impiegata che sta uscendo e mi faccio dare, almeno, una cartina della città. 
Sfogliandola trovo anche la via dove c’è il negozio di bici: Calle del Carmen, abbastanza vicina, ma, comunque l’attesa sarà lunga. Poco prima, nell’ufficio turistico più decentrato incontro una iraniano-olandese alla quale do alcune indicazioni. La ribecco nella piazza della cattedrale e mi offre un latte-e-caffè... Il 72esimo della giornata, credo! È iraniana, ma vive in Olanda e ha un fratello a Madrid. Arrivano dei vecchi olandesi che stanno girando la Spagna in tenda e si fermano a parlare con noi e poco dopo anche un inglese in bici, già incontrato in precedenza. Si fanno vari discorsi, ma l’inglese si rivela subito piuttosto narcisistello, facendo scemare il mio interesse per la conversazione. Decido di non sovraccaricare il mio sistema con traduzioni inutili e rispondo a casaccio.
Riesce ancora a venire qualche bello scroscio d’acqua, ma siamo sotto il gazebo e non infastidisce più di tanto. Arrivata l’ora, vado al negozio delle bici: x 33€ mi cambiano la ruota, anche se me ne vogliono rifilare una più costosa opto per quella economica. Mi dicono che devo aspettare un’ora, mi propongo per fare io il lavoro in modo da ridurre i tempi, ma non vogliono perché hanno paura che arrivino i controlli e che gli diano multe per avere lavoratori in nero. Idioz!
Passo l’ora girando per la città. Salgo al castello (che è poco più che un rudere) e noto, che al salire le scalinate del parco le mie gambe sono piuttosto toniche e rispondono molto bene. Zelante, abbozzo anche qualche corsetta. Scendo e vedo l'interno della cattedrale, perlomeno la zona (molto limitata) non a pagamento, poi torno verso il negozio. 
Per andare nel bagno di un bar, faccio una colazioncina pomeridiana a base di tortilla e caffellatte (73esimo!) Lì vedo che gran parte dei “pinchos” sono a base di uova piuttosto piccole. Mi dice la barista che sono di codorniz (quaglia). Non vedo però tapas con il famoso Queso de Burgos (un ricotta un po’ più solida della nostra).
Vado al negozio, prendo la bici e parto (qualche rumorino lo fa ancora!)

Scrivo il giorno 17/06/10, ore 10 di sera...
Bene, prima di parlare del dopo-Burgos parlo un po’ dell’ora (inteso come “adesso”). Sono ad Astorga, c’è Mio fratello in un albergo qui in città ed io sono in camera con 2 pellegrine, una di Modena ed una Giapponese. La prima ha iniziato il cammino a León, la seconda un po’ prima: a Nizza. Dice che è da metà aprile che scarpina. È un po’ esile ma non sembra troppo provata dall’impresa. Dice anche di aver incontrato un paio di tedeschi (dice forse di Bergen... quindi norvegesi) che hanno iniziato a Roma!
Invece… Burgos, 15 giugno. Esco dalla città passando per un viale con parchetto alberato al lato. Vado avanti e indietro un paio di volte xché non c’è traccia delle frecce gialle. Ma alla fine trovo il buon vecchio Camino che mi fa scivolare fuori dalla città e mi introduce nei campi, i soliti, di grano ed orzo, ma con una bella luce che illumina a chiazze di chiaroscuro le lievi colline che ondulano verso est la meseta centrale e mi fa fare tante belle foto/wallpaper da tappezzare il computer per centinaia di anni. 
Spiragli di Sole sul Cammino
Campagne di Burgos










La serata va facendosi più tiepida e serena e si pedala piuttosto bene. Mi fermo ad una fonte in mezzo al nulla, con una pompa da pozzo piuttosto vecchia, ma dà l’idea di erogare acqua potabile (leggo in seguito che si chiama Fonte di Praotorre). Mi avvicino scendendo per un sentieretto. 
La fonte ha uno spazio per il riposo dei pellegrini; c’è un muretto a gradoni che la cinge e una panchina in muratura alla base del muretto. Infine una tettoia che ripara gli avventori dalle intemperie. 
Nella panchina, vicino alla pompa, ci sono accatastate alcune suppellettili pellegrine, un bordon, alcune scarpe, cappe per la pioggia ed un pezzo di nylon trasparente, assieme ad altri oggetti, apparentemente una mescola di ricordini assimilabili a spazzatura.
Provo a pompare con la maniglia, ma non produce alcun effetto. Ci do più forte, ma continua a non uscire nulla. A quel punto da sotto al nylon spunta, prima, una mano, poi il resto del corpo di un uomo al quale si aggiunge la voce: “No, no, no... No se hace asì!”, non si fa così! L’individuo dopo avermi leggermente spaventato con la sua manifestazione, mi dice che è lì da parecchio tempo e che quando arrivò non c’erano bottiglie per adescare l’acqua del pozzo (eh, che tempi quelli!) Sulla sinistra, infatti, ci sono 5 o 6 bottiglie di varie misure con dentro acqua un po' torbida. Ne apro una e verso il suo contenuto di acqua e mosche morte dentro la pompa, aziono la maniglia e dopo un po’ esce l’acqua... Ovviamente ne faccio uscire parecchia prima di bere.
Ringrazio e saluto il personaggio e riprendo il cammino. Penso all'individuo e mi immagino storie di clochard che vivono la loro vita da un paese all'altro percorrendo avanti e indietro, all'infinito, il Camino de Santiago. Immerso in questi fervidi pensieri, arrivo ad un bivio che mi dà l'opzione di continuare o di dirigermi verso un albergue alla sinistra del Camino. I pensieri vagabondi del momento mi fanno scegliere di lasciare il cammino ed andare al fantomatico “albergue de la izquierda”. Arrivo, così, al simpatico e sperduto Albergue de San Bol, ad un centinaio di metri dal Camino in una stradina che si intrufola nel territorio del comune di Iglesias (ma non siamo nel Sulcis).
Il posto è stupendo, in mezzo al verde, con un trogolo, una tavolata e molti alberi nel prato/giardino che degrada in una leggera discesa davanti alla terrazza dell’ostello. La costruzione è piuttosto strana, si ispira ad una baita di montagna ma ha una cupola in cemento che le dà un po’ l’aria di un trullo pugliese. Dall'interno, si nota una finestrella proprio al centro della cupola, al di sopra del tavolo da pranzo.
L’hospitalero pare una brava persona. Insiste per darmi della paella, alla fine accetto e divoro anche gli ultimi pezzi rimasti di queso manchego, un formaggio identico al pecorino sardo, che accompagno con un pezzo di pane (pagherò 5€ per dormire e ne aggiungerò un paio di “mancetta” per cena e colazione).
Mi faccio la doccia, lavo e stendo un paio di cose nella corda in fondo al prato e vado a dormire. Di notte tolgono completamente la corrente, quindi non si possono caricare cellulari o fotocamere. L’hospitalero se ne va, dicendo che l’ultimo ad uscire avrebbe dovuto portare le chiavi all’unico negozio di Hontanas, il paese successivo, lungo il cammino. 
Una volta a letto c'è una certa tranquillità, che dura poco, un ragazzo e una ragazza (svedese e moldava) iniziano parlarsi (in inglese) ridendo come dei disperati, nessuno gli dice nulla... Io mi addormento lo stesso. 


Albergue de San Bol
(Segue nei prossimi giorni)

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